Partenza da Trieste in Pullman, destinazione Madrid. Io so le tappe nonostante non sia l'organizzatore. Cinque sono i pullman di Trieste, per un totale di 270 persone. Sono seduto vicino ad un paio di aspiranti preti e a qualche ragazza. Entriamo in Francia, tappa Avignone. Invadiamo subito la piazza centrale sotto il palazzo dei papi. Si va in giro e si conoscono francesi da Parigi, avignonesi, un signore inglese, coincidenza una coppia di triestini, olandesi, marocchini, polacchi di Gdańsk e una banda di italiane. Niente scandinavi. Tappa Lourdes, dopo due giorni di allenamento il francese è recuperato. Facciamo la processione con qualche ave Maria e si va a cena in un ristorante italiano. Tre, quattro dei negozi e ristoranti sono italiani, dove una piccola Margherita costa 9,00 €. Il giorno dopo, cinque minuti di preghiera difronte la “grotta famosa”. Ancora niente scandinavi. Si passa alla Spagna, e la prima tappa è Burgos, una cittadina tra Lourdes e Madrid di 300.000 abitanti piena di bella gente vogliosa di turisti. Ancora niente… Arrivo a Madrid. C’è la paura del caldo, io mi vesto abbastanza bene: pantaloni lunghi e camicia a maniche corte, blu-viola-bianca. Arriviamo all'ex aeroporto che si trova a 6 km dal centro di Madrid, dove sono attese 2.000.000.000 di persone. Entriamo nell’ex aeroporto, ed ecco gli scandinavi: subito intuisco la bandiera svedese, poi intravedo quella norvegese, gruppo di Oslo, e conosco due signorone finlandesi. Oltre agli scandinavi scopro che il secondo gruppo più numeroso dei volontari è quello polacco. Coincidenza, conosco gente di Düsseldorf, e 15 metri dopo di Köln (due città importanti tedesche che si trovano a pochi chilometri una dall'altra).
Arriva la sera e la pioggia per 10 minuti. Alcuni gruppi dormono, altri fanno festa. Il gruppo dei triestini dormiva troppo vicino ai WC per i miei gusti. Il mio obiettivo era di far festa e dormire su dell’erba sintetica che avevo intravisto in una zona dell’ex aeroporto, un rettangolo dalle dimensioni di un campetto di calcio. Alla fine ci riuscirò al terzo tentativo. Il primo posto che scelsi per dormire non andò a buon fine - infatti 15 minuti dopo avevo troppe formiche che mi navigavano per il corpo. Mi alzai per cambiare posto e incontrai nel buio di Madrid Alba, una ragazza spagnola che era venuta in visita a Trieste qualche mese prima per partecipare a un matrimonio tra uno spagnolo di Madrid e una triestina. Il secondo posto dove finii a dormire fu sotto la bandiera di Cuba. Dopo un'ora mi svegliai e andai verso il campo di erba sintetica dove c'erano due suore e gente mista tra italiani e spagnoli. Mi svegliai e conobbi una signorina svedese di Stockholm che vive nella zona Est, vicino al centro sopra all’isoletta Djurgården.
Impattai in messicani, irlandesi e portoghesi. Verso i pullman incontrai Ann-Kathrin col gruppo svedese di Malmö, parlammo della città e della Svezia. Infine incontrai nuovamente il gruppo di Gdańsk. La giornata seguente nuovamente a Madrid, nel centro, però nella piazza Cibeles, dove erano attese 200.000 persone, girando, incontrai una mia amica triestina in Erasmus a Barcelona che si trovava a Madrid col gruppo barcelonino e incrociai anche la barcelonina che vive a Nynäshamn, a 100 km a sud di Stockholm, conosciuta in Finlandia a Oulu un mese e mezzo prima per il matrimonio di mio cugino triestino con una ragazza spagnola sua amica. Coincidenza ero vestito con la maglietta finlandese blu e pantaloni bianchi, quindi finlandese al 100%, infatti potevo mimetizzarmi coi finlandesi non appena li incontrai. Di scandinavo conobbi anche qualcuno del gruppo norvegese e svedese, come la sorella di una ragazza che ho conosciuto al matrimonio di mia cugina a Trieste, che vive anche lei a Nynäshamn. Gli incontri non furono soltanto scandinavi, ma anche nord-americani, anche se "ovviamente" qualcosa di scandinavo lo avevano, nel senso che incontrai canadesi e una americana di Boston dai lineamenti sospetti, infatti era di padre svedese (bingo!) e di madre irlandese. Lì vicino c'era un negozio di moda svedese che mi tentava. Girando verso Sol, a Madrid, vidi donne di facili costumi, un sexy shop e una stanzina per fare sesso con video a 8 euro. Altra cosa basilare: in Spagna, come in Francia, non vendono le caramelle belghe Frisk, anche se in Francia è più giustificabile perché i belgi per i francesi sono come i poliziotti per gli italiani. In Italia invece le vendono dappertutto. Poi conobbi altri irlandesi, con i quali discussi prima della loro storia cattolica, anche se mi dissero di dimenticarla fastidiosamente; e poi, matematicamente, di James Joyce.
Ultima tappa da segnalare, Barcelona. Andiamo subito in spiaggia, un bicchiere di vino e, dopo Barceloneta, subito verso la Sagrada Família, dove per sbaglio ho incontrato una coppia di svedesi riconoscendone "il fantascientifico" suono della lingua. Il bello di Barcelona arrivò il giorno seguente: facemmo tutta la Rambla in gruppo, noi triestini. Lì, un signore rimase affascinato da noi; ma non solo lui, tutta la Rambla fu sorpresa del nostro festoso passaggio, cantando e ballando.
Questo signore fu l'unica persona incontrata a mostrare segni di conversione, al contrario dell'ateismo convinto e anticristiano incontrato fin là.





Ma la necessità di superare la frattura sembrava essa stessa inscritta in quel principio di sopravvivenza caro agli animali. Ci si inventa l'arte - parola difficile –, l'unico artefatto capace di intuire la forza e fissarla in una forma. Rigore ed educazione a questa religione richiedevano una vita solitaria, silenziosa, capace di risvegliare l'attenzione affinché i pezzi frantumatisi potessero venir attaccati assieme. Questo è Cervelli. Questo è Rӧnne. Un buco pieno nel vuoto. Forse dovremmo dirla meglio avendo a che fare con dei medici: sutura, eseguita tecnicamente con doviziosa perizia, che cuce brandelli di carne, tenendo chiusa la ferita. Se la medicalizzazione possa venir paragonata alla parola poetica, non lo so, ma è pur sempre tecnica. Ma per fare ciò servono gli attrezzi giusti – bisturi! Già, ma qui l'operazione è un po' complessa – che fare? Inventiamo, metaforizziamo, creiamo ibridi: anche se morto, siamo pur sempre Dio, per quel che ci è concesso, con una corteccia cerebrale e un ipotalamo. E allora Edmée, la “parola del Sud” che dona resurrezione e fluidità; oppure blau – azzurro – da abbinare a visioni nuove come “un sacrilegio azzurro” o “azzurro di sfinge su neve e mare” . In fin dei conti, i due dottori – Benn e Rӧnne – si prendono cura di sé; edificano un mondo, si ricreano se stessi in essi e si salutano in un continuo divenire.
Oggi risorgono dal letargo collezionisti e amanti del vintage, rifioriscono i negozi di musica (non più grazie all'ormai vecchio cd), rispuntano le fiere del disco brulicanti di banchetti pieni di casse quadrate. Woody Allen apprezza. Le ristampe degli storici sono frequenti, mentre la caccia alle rarità è troppo succulenta per gli appassionati. Vinili colorati, edizioni limitate, rarità, prime registrazioni, ve n'é per tutti i gusti. Ovviamente i prezzi variano di molto a seconda dell'anno di stampa del vinile e dall'artista. Per fare un esempio, si passa dalla prima edizione di Love Buzz dei Nirvana al prezzo di 1.732 euro, a The Wall dei Pink Floyd del 1979 a 20 euro. Collezionismi a parte, i vinili oggi riconquistano tutti gli amanti della musica che cercano una soddisfazione maggiore, un gusto e una fruibilità che non sia solo via etere e facilmente decomponibile. Sfogliare un vinile, accarezzarne la copertina e i solchi con la mano, vederlo girare sul piatto, andarlo a cercare per mercatini e fiere, soddisfano quei sensi che difficilmente oggi trovano appagamento. Sono molti i gruppi di successo contemporanei che registrano in vinile ma numerose anche le riedizioni degli storici successi, come l'edizione colorata limitata dell'intera discografia di Fabrizio de André. Emozioni. (Date un occhio a